Kabarett
Come si nota, il titolo di questa sezione è in tedesco. Molti dei miei testi scritti per essere detti, spesso accompagnati dalla musica, si avvicinano infatti a una concezione di cabaret come essa si è venuta a sviluppare in area tedesca e nordeuropea più che a quella vulgata ad ogni ora del giorno e della notte da qualsiasi emittente radio-televisiva, a base di forzosa e becera comicità raskiabidet.
A questo proposito riporto due citazioni contenute anche nella custodia del doppio Cd Romagna Garden, presentato più sotto:
“A differenza del comedy, il cabaret non è soltanto politico-sociale, ma anche fondamentalmente sovversivo. Pone delle questioni, analizza criticamente, allude, stimola la riflessione, ma è pure capace di bonario raggiro, di parodia e spesso, nonostante lo spirito e l’intrattenimento, ti soffoca il riso in gola” (Volker Pispers)”.
”Oggi che la comicità è ovunque [...] si capisce quale abissale distanza vi sia tra l’idea del comico pensato non solo come genere letterario, bensì come forma sovversiva assoluta e messa in mora delle forme razionali, e la comicità quale mezzo per far cassetta o, peggio ancora, come sistema consolatorio di un’intera società che cerca di ridere continuamente di se stessa incapace di vedersi allo specchio se non attraverso le fattezze edulcorate e normative dei propri comici, siano essi una maschera televisiva o un politico che racconta barzellette” (Marco Belpoliti)
Giovanni Nadiani & Faxtet
ROMAGNA GARDEN (caBARet)
(monologhi in jazz)
Collana “CARTA DA MUSICA”, 15
pp. 24 (& doppioCompact disc), Euro 22,00
ISBN 978.88.8178.308.8
![]()
[nota editore]
Giovanni Nadiani, poeta, narratore, traduttore che ha ricevuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero, chiude con questo doppio album la trilogia di letteratura in musica aperta nel 1997 con Invel e proseguita, nel 2001, con Insen (entrambi pubblicati per Mobydick, e sempre arricchiti dalle note originali del Faxtet, quintetto di blue-jazz che vanta altre collaborazioni – su cd e sul palco – con scrittori e attori come Lucarelli, Paolo Nori, Rigosi, Aldo Gianolio, Ivano Marescotti, Matteo Belli e Ferruccio Filipazzi). Un percorso, quello di Nadiani, che utilizza la sua versatilità multilingue (italiano, dialetto romagnolo, tedesco, inglese, francese) per raccontarci in modo spassoso e drammatico la necessità di radici, l’immenso bluff di una finta globalizzazione che ci lascia comunque soli di fronte ai grandi interrogativi esistenziali. I suoi personaggi – spaesati, inutilmente infuriati, fatalmente ironici seppur sconfitti – risultano indimenticabili. Eccellente scrittore, Nadiani qui si dimostra anche grintoso interprete capace d’interagire al meglio con le composizioni del Faxtet – che non si limita a un mero accompagnamento, contribuendo in modo determinante alla riuscita del disco (e dell’omonimo spettacolo che sarà in tour nei prossimi mesi).
Giovanni Nadiani
S-CEN/PEOPLE (DialetCabaret)
(CD-libro)
Sette Sere – Bacchilega Editore
€ 5,00
[nota editore]
Con questa forma di “scrittura orale”, di storie da dirsi ad alta voce dal tono cabarettistico, Nadiani ha dato vita a tutta una galleria di S-cen, di persone, di common people che si ritrovano a vivere in un presente che indossa i lustrini del linguaggio sincretico anglo-italiano della televisione, di Internet e della pubblicità (da Nadiani definito anglobo) e che cerca di nascondere in tutti modi le ferite inferte a una varia umanità che, dedita alla ricerca di una pseudo-felicità a ogni costo, si ritrova immersa nella più sconsolante solitudine o assenza di comunicazione. I toni usati dall’autore faentino per cogliere questa contemporaneità sfregiata sono pertinenti a un’ironia amara, che spesso sconfina nel comico inteso come forma sovversiva assoluta e messa in mora delle forme razionali, basata sull’incontro/scontro di lingua e dialetto (la lingua da bar) ad attraversare i “ragionamenti” ad alta voce, le ossessioni (lo sport, il sesso, l’apparire, il senso della vita ecc.) dei personaggi, presi e persi nel conflitto tra i sessi o tra le generazioni, tra l’ipermodernità e un inconscio desiderio di identità.
Recent Comments